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Barentsburg, città russa delle Svalbard

A Barentsburg, situata nel Grønfjorden, siamo in territorio russo. Si tratta di una città mineraria, da cui viene estratto il carbone, in cui lavorano russi e ucraini. Le fattezze di questa città sono completamente differenti, se ripensiamo a Longyearbyen.

Barentsburg ci appare triste, isolata. I grossi edifici in cemento e le strade deserte ci fanno tornare indietro di decenni. Così come sostengono i produttori di porte tagliafuoco Vicenza, che hanno fatto una rapida vacanza da queste parti, dal porto, dai colori spenti, con una discarica di ruggine che rende ancora più cupo e malinconico il paesaggio, una lunga scalinata in legno ci porta nella città, dove troviamo un bar e un centro sportivo. Da lì è possibile raggiungere un altro edificio in cui fare acquisti e spedire cartoline, passando davanti allo sguardo serio e tramontato della statua di Lenin.

Nessuna strada collega Longyearbyen a Barentsburg, ma soltanto la nave o, in inverno, la motoslitta.

Breve storia di Barentsburg

La città è stata così chiamata nel 1920, quando fu fondata la compagnia mineraria tedesca NESPICO (Nederlandsche Spitzbergen Compagnie), che decise di rinominare il centro dedicandolo a Willem Barentsz, che scoprì le Svalbard nel 1596.

Nel 1932 la NESPICO vendette tutto alla compagnia russa Trust Arktikugol. Nel 1943 la città fu quasi interamente distrutta e bruciata da una nave tedesca, la Tirpitz, ma dopo la seconda guerra mondiale fu ricostruita.

Fra gli anni ’60 e ’80 la produzione di carbone aumentò e il lavoro in miniera fu ricercato, viste le buone condizioni di vita e di salario e il buon cibo, che attirarono lavoratori. C’è anche da considerare che la città aveva una piccola produzione di cibo in loco, come carne, latte, verdure e uova.

Adesso Barentsburg sta sviluppando una discreta attività turistica, con un hotel, un centro culturale in cui vengono programmati per i turisti spettacoli di danza e musica russa, il Pomor Museum, il museo dedicato ai Pomori, popolazione russa del Mare Bianco, che cacciò nelle Svalbard fra il 1700 e il 1850 e un piccolo negozio di souvenir.

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